Al Club Villaggio Olimpico di Roma, una prima edizione nel segno dell’inclusione, del rispetto e della solidarietà. Il Resquare Handball unisce in campo generazioni e abilità diverse.
Roma, 24 ottobre 2026 – Il valore di una giornata di sport si misura anche dalla sua capacità di far sentire ciascuno parte del gioco. È questo il messaggio emerso dalla prima edizione delle Olimpiadi del Sorriso e della Legalità, ospitata al Club Villaggio Olimpico di Roma e ideata, promossa e curata dal Dipartimento Nazionale Cultura, Sport e Attività Sociali dell’Associazione ARGOS Forze di Polizia.
Una manifestazione che ha portato sul campo temi fondamentali: il contrasto al bullismo, la partecipazione delle persone con disabilità e il diritto di tutti a vivere lo sport come occasione di benessere, incontro e crescita. Principi che hanno trovato espressione nelle attività proposte e, soprattutto, nella possibilità di giocare insieme.
Inclusione significa creare le condizioni perché ogni persona possa partecipare e vedere riconosciuto il proprio contributo. Significa prestare attenzione alle esigenze degli altri, rispettarne i tempi, riconoscerne le capacità e costruire occasioni nelle quali ciascuno possa sentirsi accolto. Nello sport, questi valori prendono forma attraverso gesti semplici: passare una palla, aiutare un compagno, incoraggiare chi è in difficoltà, condividere la soddisfazione di un’azione riuscita.
Tra i momenti più significativi della giornata, l’esperienza di Resquare Handball, alla quale ha contribuito il prof. Michele Panzarino, presente in rappresentanza dell’Università San Raffaele, dell’Accademia Nazionale di Cultura Sportiva, dell’EPS ACSI e della Nazionale Italiana di Resquare Handball over 65.
Con il supporto di numerosi tecnici, sullo stesso campo si sono incontrati bambini, ragazzi, adulti e anziani, persone in carrozzina e persone sorde. Tra i partecipanti, differenze di età fino a settant’anni: generazioni lontane anagraficamente, unite dalla stessa partita e dal piacere di sentirsi parte di una squadra.
È qui che l’inclusione è diventata concreta: nella possibilità di partecipare, condividere il gioco e contribuire all’esperienza comune. Il campo ha offerto uno spazio nel quale capacità ed esigenze diverse hanno potuto incontrarsi, dando valore al contributo di ciascuno. Un’esperienza che racconta quanto lo sport possa favorire la conoscenza reciproca e aiutare a superare distanze e pregiudizi.
L’incontro tra generazioni aggiunge un ulteriore valore educativo. Giocare insieme permette ai più giovani di scoprire l’esperienza e la tenacia degli adulti e degli anziani, mentre questi ultimi possono condividere l’energia e la spontaneità dei bambini e dei ragazzi. Nasce così uno scambio che alimenta il rispetto reciproco e rafforza il senso di comunità.
Anche il richiamo alla legalità trova nello sport un significato quotidiano e concreto. Rispettare le regole, riconoscere i diritti degli altri, assumersi la responsabilità dei propri comportamenti e avere cura degli spazi comuni sono elementi essenziali della convivenza civile. Il campo diventa un luogo nel quale allenare queste abitudini, imparando che la libertà di ciascuno si accompagna al rispetto della dignità di tutti.
In questa prospettiva, il contrasto al bullismo passa anche attraverso la costruzione di relazioni positive. Una squadra che accoglie, che valorizza le differenze e che sostiene chi incontra una difficoltà può offrire un’esperienza importante di appartenenza. Per i più giovani, sentirsi riconosciuti e imparare a riconoscere gli altri rappresenta un passaggio fondamentale nella crescita personale e sociale.
La manifestazione ha coinvolto numerose società sportive e proposto diverse discipline, dal calcio al judo, dal karate al calcio balilla, fino al tennis tavolo e alle freccette. Un’offerta ampia, coerente con l’obiettivo di avvicinare più persone all’attività fisica e di promuoverne il valore educativo e sociale, anche nei percorsi di recupero e di ritorno alla vita di gruppo.
A sostenere l’iniziativa, un ampio quadro di patrocini, tra cui quelli del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, di UNICEF Italia, Sport e Salute, Università San Raffaele, CONI Lazio, Ordine dei Giornalisti del Lazio, ASI, OPES, Comitato Nazionale Italiano Fair Play, Comitato Italiano Paralimpico Regione Lazio, FISI – Comitato Regionale Lazio e Sardegna, Istituto Sport e Sociale, Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, EPS OPES e EPS ASI.
Agli organizzatori va il merito di aver trasformato questi valori in un’occasione reale di partecipazione. Riunire discipline, associazioni, tecnici e persone con esigenze differenti richiede impegno, sensibilità e capacità di collaborazione. Il valore del loro lavoro emerge proprio nell’aver creato uno spazio condiviso, dove l’accoglienza ha preso forma attraverso il gioco e l’incontro.
Un ringraziamento va anche ai tecnici delle numerose società sportive presenti e a quanti hanno contribuito alla riuscita della giornata: la loro presenza e attenzione hanno accompagnato un’esperienza nella quale ogni partecipante ha potuto portare le proprie capacità e la propria storia.
Le Olimpiadi del Sorriso e della Legalità lasciano così un’immagine significativa: persone di età e abilità diverse che giocano insieme, si riconoscono e costruiscono legami. È un’immagine che dà valore a questa prima edizione e all’impegno dei suoi promotori: uno sport capace di accogliere può contribuire a costruire una comunità più attenta, solidale e partecipe.











